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Mozzarelline fritte

Sono seduta a questo tavolo e mi sento a disagio. Una sensazione che riconosco e che mi si schianta addosso come un Tir in superstrada. D’improvviso sento caldo alle guance, sento irrigidirsi i muscoli di gambe e braccia e anche la mia bocca si serra come un ponte levatoio richiamato in ritirata. Giro lo sguardo in modo compulsivo, senza una sequenza logica, ruoto i bulbi oculari a destra, a sinistra e più spesso in basso. Guardo te, sposto lo sguardo, guardo uno di loro, giro lo sguardo, ne guardo un altro, giro lo sguardo, guardo te, giro lo sguardo, guardo le mozzarelline fritte che stazionano nel mio piatto da un’oretta. Sono gelate ormai ma me le infilo in bocca una di seguito all’altra, facendomi cadere sulle cosce anche il latte che dopo il primo morso categoricamente sgorga fuori. Vabbe, tanto peggio di così.
Tu sei a tuo agio, come sempre. Parli, ridi, tieni in piedi conversazioni che altrimenti morirebbero in quell’atmosfera d’imbarazzo che accompagna le conversazioni destinate a morire giovani. Come in un tragico avvenimento improvviso. Ti porti le mani alla bocca, muovi le braccia, rimani seduto e tranquillo.
“Che hai?” Mi chiedi quando siamo finalmente soli e mi accarezzi il viso.
“Niente” e abbozzo un sorriso fin troppo recitato, ma mi lascio accarezzare le guance e chiudo gli occhi un attimo.
“Sono una frana” aggiungo.
“Perché, non è stato così male”
“Ah no? Non sono neanche riuscita a dire il mio nome”
“Che importa, lo sanno tutti chi sei”
“Si ma così avrei detto una parola. Il mio nome lo so. Una parola è una buona media per me”
“Non sei una frana, sei perfetta così. C’è tempo per certe cose. E poi meglio, almeno solo io e nessun altro, so come sei davvero. Sono geloso di come sei quando sei con me.”
Ma perché riesci a far sembrare tutto bello? Anche me. Non potrebbe essere tutto un pochino meno bello? Sarebbe più facile. Così è difficile da accettare. Sono difficili da accettare le alternative possibili, i rischi, le difficoltà, la sofferenza e la tua mancanza.

“Senti devo dirti una cosa”
mi interrompi mentre sto dicendo qualcosa di strano, come al mio solito, che tu mi dici sempre “solo tu sei capace di dirmi certe cose e farmele trovare interessanti”.
“Dimmi” per un attimo la mia voce tradisce un pò di paura, di cosa? Non ci è dato sapere, ma inconsapevolmente un poco sto stringendo i pugni e ho paura.
“Sto benissimo con te”
Mi sciolgo all’istante e sto per cominciare a parlare, a dire qualcosa di strano, senza freni. Ma tu mi blocchi e aggiungi “Volevo dirtelo, perché è una cosa che ha stupito anche me. Per me non è così automatico, per me è strano, non pensavo mi potesse capitare, di stare bene con una persona”
Sto zitta, lo abbraccio, lo bacio e rido. Sono felice. In questo momento sono felice. Camminiamo mano nella mano, al buio di un sentiero di campagna. Furtiva ti aggancio il piede con il mio e ti faccio lo sgambetto. Ridi. Mi agganci il piede con il tuo e mi fai lo sgambetto.

Pornografia moderna

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All’improvviso si gira, fa quel sorriso che è un misto tra l’entusiasta e il provocatorio:
“Ci andiamo?”
“Ma quando?”
“Adesso!”
Mi sono sentita come quando a sedici anni pensavo di poter fottere tutti, soprattutto degli stupidi cancelli o delle stupide telecamere.
“Andiamo!”

Ci guardiamo intorno e aspettiamo che ci sia via libera. Ma soprattutto aspettiamo che quei lampeggianti blu si allontanino il più possibile dalla nostra visuale.
“Muoviamoci!”
Mi prende alla sprovvista e io non sono pronta, così rimango in mezzo alla strada come una stronza, mentre lui con un salto è già sparito dietro a un muretto.
“Cazzo, aspettami”
Con l’adrenalina addosso non penso troppo a coordinarmi per evitare che mi salga la gonna fino alla gola e salto di là.
“Ahia!”
“Vero, abbassa la voce!”
“Mi sono fatta male”
“Dove?”
“Guardami il culo”
“Ehi. Nessuna me l’aveva mai chiesto così” e ridi.
“Dai scemo, mi sono graffiata il culo”
“Dai muoviamoci, dobbiamo salire quelle scale a quattro zampe”
“Ma sono tantissime!”
“Ne varrà la pena”
Quando arriviamo in cima si apre di fronte a noi una vista onirica. Un’altra scalinata infinita nasceva sotto i nostri piedi, stavolta in discesa.
“Ci siamo”
“È grandissima. E bellissima”
Guardo dritto davanti a me, solo le luci delle stelle e della Luna di un caldissimo sabato sera sopra di noi.
“Te l’avevo detto.”
La sua voce mi riporta alla realtà, mi piace così tanto la sua voce. Ho sentito così tante voci che non mi piacevano, che quasi non mi sembrava vera la sua, la prima volta che la sentii.
“E adesso?” E spero già nella sua risposta, che mi arriva dritta e precisa, come la volevo sentire.
“Adesso tappati il naso e prendimi la mano”

Splash.