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Tra Kawai e K-Way io preferisco sempre la seconda.

Mamma mia come non riesco a scrivere in questo periodo. Pensare tanto, continuamente direi. Ma scrivere proprio no. Sarà che la mia collega ha avuto la brillante idea di prendere ferie la settimana più calda di Maggio, che sicuro quando ci andrò io (si..quando?) verrà giù il diluvio universale e toccherà fare di nuovo il cambio dell’armadio. Comunque sarà che appunto lei è in ferie e io ho dovuto coprire anche i suoi turni, roba che tipo ho due piedi che sembro Hulk e dolori anche alle palpebre. Ok, ok, non dormo un cazzo ormai da circa 3 mesi ma dai, non ho mai avuto dolore agli occhi per questo. Devono c’entrare per forza gli infiniti straordinari.
Quindi perchè sto scrivendo? vi chiederete. Anche no, probabilmente, ma facciamo finta che ve lo state chiedendo. Diciamo che ultimamente mi sono interessata, e non che ne sia rimasta affascinata badate bene, in modo assolutamente distaccato dalla mia volontà diretta, a un argomento che mai e poi mai avevo neanche lontanamente pensato di prendere un giorno in considerazione e addirittura di documentarmi a riguardo.
Stiamo parlando di quegli esseri umani, uomini e donne senza distinzione (o meglio, distinzioni ce ne sono, ma nel caso ne parlerò più avanti) , che amano alla follia, adorano, idolatrano, si ispirano, osannano il Giappone.
I cosiddetti GIAPPOMINCHIA. Perchè vengono chiamati così da chi, come me (si, mi ci butto dentro anche io, facciamola sta pazzia, CAZZO CIOè RAGA BORDELLO SE NON MI CI BUTTO DENTRO SONO UN COGLIONE CIOè BORDELLO), proprio non riesce a concepire né tantomeno a sopportare il fenomeno in questione.
Facciamo chiarezza: per me la gente può essere appassionata di qualsiasi cosa, ho conosciuto qualcuno che collezionava le etichette dei prodotti che comprava al supermercato e ritagliandole con premura e sistemandole in eleganti inserti di plastica lucida. Si, insomma, ci può piacere il cazzo che ci pare e sia ben chiaro che questa non è un’invettiva contro i GIAPPOMINCHIA e neanche voglio alzare il ditino e puntarlo contro qualcuno pensando presuntuosamente che dietro a certe libertà espressive ci siano necessariamente dei problemi mentali.

No.
Comunque, se non vi va di leggere basta cliccare quella X rossa che trovate in alto a destra del vostro monitor (nel caso abbiate Windows) o quel pallino rosso in alto a sinistra (nel caso abbiate un Mac).
I GIAPPOMINCHIA non sbagliano mai: parlano del Giappone. No, mi esprimo male, parlano SOLO del Giappone. Anche quando sembra che il discorso stia prendendo una piega diversa (volesse Iddio), in realtà non lo sta facendo davvero: stanno sempre parlando del Giappone. Anche quando provi insistentemente a fargli capire che sì, il Giappone è una nazione interessantissima ma che dedicargli un quarto d’ora sia abbastanza, loro non sentono cazzi: si deve parlare del Giappone. Perchè il Giappone è come il prezzemolo: sempre nel mezzo. Perchè il Giappone è come un giacchetto nero: sta bene su tutto. Tranne che con un vestito blu scuro o marrone scuro, con quelli non sta bene, ma come glielo spieghi a dei GIAPPOMINCHIA?
I GIAPPOMINCHIA non leggono libri, leggono MANGA. E a me i manga piacevano, giuro. Quando ero un attimo più piccola ok, ma li trovo molto belli. Però provate a parlare di qualcosa che anche solo lontanamente può essere ricollegata a un manga con un GIAPPOMINCHIA. No, non ci provate. I GIAPPOMINCHIA non guardano film, guardano ANIME. Che per chi non lo sapesse sono i classici cartoni animati giapponesi (eh, chiaro, e di dove sennò?!). Belli anche gli anime, ma soltanto fino che se ne parla per quello che devono essere presi: dei cartoni animati. No, i GIAPPOMINCHIA devono parlare delle sigle, iniziali, mediane, finali, prima stagione, seconda stagione, millesima stagione, millesimo capitolo, la storia, il disegno, la storia dietro la storia, la storia del disegnatore, la collezione di dvd, ebay, amazon, streaming. No, streaming no, che non c’è gusto sennò si perde tutto il bello.
Si, ripeto, bello. Concediamogli altri dieci minuti per manga e anime ok. Ma dieci.
Il viaggio della vita dei GIAPPOMINCHIA è l’Australia. Ah, no. Il Giappone. Quasi tutti i GIAPPOMINCHIA sono stati di riffa o di raffa, a costo di dormire per strada, in Giappone almeno una volta. Dico ALMENO una volta perchè una volta sola per uno spirito giappominchione non è assolutamente abbastanza per soddisfare la propria fame di Giappone. Inutile dire che sarà stato il viaggio più bello della loro vita, che la popolazione giapponese è la più figa del mondo, che altro che Europa w il Giappone. Nessuno sta dicendo che tutto questo non sia vero eh, attenzione. Non lo so se è vero o no, io in Giappone non ci ho mai vissuto. In ogni caso, dico io, CHEPPALLE. Passiamo dunque alle distinzioni di sessi.
Le ragazze GIAPPOMINCHIA sono molto peggio dei ragazzi GIAPPOMINCHIA. Le ragazze giappominchia, assumono atteggiamenti a dir poco fraintendibili e facilmente preda di prese di culo e di interrogativi di tipo psico-pedagogico. Infilano parrucche colorate, mettono grembiulini con grossi fiocchi fiocchini e chincaglierie varie, mollettine vistose e esuberanti su i capelli e lenti a contatto colorate. Tutto ciò per emulare quelle che in Giappone sono assunte in bar caratteristici sotto mentite spoglie di cameriere. In realtà fanno le troie. Non davvero, cioè in qualche Maid Cafè (così si chiamano) si, ma nella maggior parte devono solo fare le rizzacazzi stupidine oink oink.
Comunque oltre a tutto il travestimento caratteristico, è importante per una vera GIAPPOMINCHIA, abbinargli un movimento delle mani che si battono a pugno sincronizzato con parole random tipo PUM PUM, TUN TUN, CIN CIN. Ah, no, con l’ultimo mi sono confusa.
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Fate CIAO CIAO a questa simpatica Maid

Le ragazze GIAPPOMINCHIA, collezionano robe UTILISSIME quali portachiavi di animaletti non bene identificati di plastica tossica SUPER PUCCIOSI, adesivi di ogni genere che accumulano sulla scrivania senza mai utilizzare PERCHè GLI DISPIACE USARLI, penne super fashion con cupcake attaccati sopra o ricoperte di panda CCCCARINISSSSSIMI, parrucche ovviamente e tutta un’altra serie di roba chiaramente MADE IN CHINA.
Si esprimono generalmente con onomatopee, tipo “OOOOOOOOOOUUUUUUUUUUUIIIIIIIII” per dire “Mamma mia che carino”, “NGUE NGUE” per dire “Sono triste”, “IEIIIIIII” per dire “Sono felice” e “PUM PUM” per dire..no, questa non la so.

W il Giappone.

Non so se ci andrò mai, se mai sarà io ci andrei sicuramente per roba tipo questa:
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hanami

Poi,boh, fate voi.