Coglione. Coglione. Coglione. Coglione. Coglione. Coglione.

La scena era più o meno questa: eravamo entrambi ubriachissimi, io e il mio ex intendo. Quando ancora non eravamo altro che due studenti universitari che cominciavano a conoscersi la notte, principalmente bevendo insieme. Strano come io, le cose più intense, le riesca a vivere solo la notte. Come se anche il resto del giorno non fosse importante.
Comunque, dicevo, eravamo io e lui ubriachi nel salotto di casa mia al buio. Avevamo passato le ultime 3-4 ore a parlare della vita, dell’amore, dell’arte e del cinema. Forse avevo parlato solo io e lui si era limitato ad ascoltarmi. Dopo 3-4 ore di conversazione su i massimi sistemi lui se ne esce con una frase tipo: “Fammi toccare le tette”.
Io ovviamente feci per scansarmi e rimasi di stucco per la facilità con cui era riuscito a rovinare e cancellare 4 ore di bellissima conversazione. Non potevo credere che l’avesse detto davvero eppure me lo ripeté con più veemenza: “Dai, fammi toccare le tette!”.
A quel punto me ne andai dal salotto di casa mia ma non prima di avergli detto: “Sei proprio un coglione”.
Ecco, sono arrivata al nocciolo della questione, che non è come si potrebbe erroneamente pensare che mi si può chiedere di toccarmi le tette ed uscirne comunque vincitori dato che poi è diventato il mio ragazzo (ma anche ex-ragazzo, ergo..). Il nocciolo della questione è la mia capacità di dire a qualcuno con assoluta sincerità e noncuranza che è un coglione.
Ricordo la sensazione che provai: tranquillità. Zero preoccupazioni, Zero paranoie, Zero domande. Solo un autentico senso di libertà nel poter dire cosa volevo e come lo pensavo. Gli avevo dato del coglione e non me ne fregava un cazzo di cosa ne pensasse lui. Della sua opinione a riguardo.
Adesso non ci riesco più. È come se mi si parasse davanti la faccia di Padre Maronno che mi dice “E se poi te ne penti?!”. Così finisco col dire cose come: “Certo che sei proprio poco furbo eh” quando invece vorrei dire:”Certo che sei proprio un coglione del cazzo eh”.
Sono cresciuta forse, sono anche piena di cicatrici che all’epoca ancora non avevo. Forse si è sviluppata in me una forma di salvaguardia involontaria che mi ha reso diversa per certi versi. Debole, per altri.

“Insomma a che ore parti?”
“Ma quando?”
“Dai, domani. A che ore vai?”
“No, non ci vado”
“Ma che dici dai, a che ore parti?”
“No, guarda che non ci vado davvero. Troppo complicato, troppi impegni, troppo poco tempo. Meglio di no, non ci vado, aspetterò qui.”
“Stai attenta”
“Perché? ”
“Perché io ti vedo, ti ascolto, ti guardo da fuori”
“E?”
“E stai attenta. Sei andata, hai spiccato il volo, ti si vede negli occhi e si sente quando parli”
“Ed è necessariamente un male?”
“No, certo che no. Ma io sono più vecchio di te, ti conosco e ti consiglio di tornare con i piedi sulla terra”
“E come si fa?”
“Si fa”
“Ma come? A me non riesce, non sono capace”
“Se si vuole, si fa. Respira, mettiti dritta con la schiena, rilassa i muscoli, pensa. Razionalizza. Guarda le cose esattamente per quelle che sono. Tornerai fra di noi.”

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Mi manca mia sorella. Lei saprebbe cosa fare. Lei saprebbe come aggiustare. Con il mio cuore in mano e un cacciavite fa miracoli.

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16 thoughts on “Coglione. Coglione. Coglione. Coglione. Coglione. Coglione.

  1. Poter dire le cose cosí come stanno è uno dei piaceri che mi concedo di tanto in tanto. Tra le cose che mi preferisco dire è: «Che cazzo ridi, merda?» , ma ce ne sono tante che non riporto perché mi piace dirle solo quando devo dirle…

      1. Scusami se ho dubitato delle tue qualità 😉 ma devo dire che pensando male.. qualcuno si sarebbe offeso per una battuta simile, me lo concedi questo?

  2. Bellissimo post.
    Sì, però ora mi fai toccare le tette?
    Scherzo ovviamente. E’ davvero un bellissimo post. E non voglio nulla in cambio. Neanche sentirmi dire che sono un coglione, perché tanto ci pensa già la gente a farmelo notare.
    E io ne vado orgoglione!! Yeeeeeh!

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