Monthly Archives: December 2014

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus.

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,

ed ogni mormorio perfido dei vecchi

valga per noi la più vile moneta.

Il giorno può morire e poi risorgere, 

ma quando muore il nostro breve giorno,

una notte infinita dormiremo. 

Tu dammi mille baci, e poi cento,

poi dammene altre mille, e poi ancora cento,

e quindi ancora mille, e poi cento.

E quando saranno tante migliaia,

nasconderemo il loro vero numero,

che non getti il malocchio l’ invidioso

per un numero di baci così alto.

(Carmina, V_Catullo)

Le pagine consumate che si ritrovano mettendo a posto la libreria.

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Due diti in gola e via.

Sono così piena che ogni tanto ho bisogno di vomitare, senza pudore né ritegno, senza qualcuno che mi tenga la fronte e i capelli e che mi dica “Andrà tutto bene”. Sono le persone che mi fanno questo effetto, che mi fanno venire questa voglia irrefrenabile, questo voltastomaco molto peggiore del post-sbronza la domenica. Le persone, oh dio, se ci penso, quanto sono scontate. Sono scontate più dei maglioni di lana di H&M durante i saldi a Luglio. Non tutte le persone, ovvio. Le persone di cui parlo io, sono essenzialmente sole. Che di per sè non vuol dire nulla di sbagliato. Ma non c’è niente di più brutto e triste delle persone che fanno di tutto per nascondere la loro solitudine. Godetevela la vostra solitudine. E invece no, collezionano persone come fossero figurine dell’album Panini. Sempre con le stesso frasi, sempre con le stesse immagini, sempre con le stesse rappresentazioni distorte di quello che sono, ma che in realtà è quello si sono volute costruire perchè, ehi! Funziona! Funziona davvero crearsi un personaggio, enfatizzare mali di vivere, fare i finti intellettuali del cazzo, i misteriosi attanagliati dalla vita e dalla banalità della vita. Si giocano sempre le stesse carte vincenti, gli assi nella manica, le mosse provate e comprovate che sanno attirare l’attenzione solo per il gusto di attirare, appunto, l’attenzione. Ci sono persone, signori e signore, capaci di stare al mondo solo per attirare l’attenzione, che hanno bisogno, per stare al mondo, di tutte le attenzioni possibili. C’è la necessità di piacere, di piacere forte e di piacere in modo ossessivo alla gente. Non importa a Chi, non importa se quelli a cui vogliono piacere gli piacciono a loro volta, l’importante è avere l’esclusiva, l’importante è esserci, l’importante è avere per gli altri una posizione privilegiata. Per cosa poi? per gongolarsi il sabato sera davanti a una birra? per farsi tirare su il morale un Lunedì pomeriggio di pioggia quando non si sa dove sbattere la testa? per convincersi di avere il talento di cambiare le persone? Ma dai! La banalità risiede in chi pretende di non essere banale, in chi non sa più da che parte girarsi perchè ormai tutto è familiare, in chi non riesce a essere se stesso semplicemente perchè sa come fare a essere qualcun’ altro, qualcuno di successo. Alla gente piace pensare di valere la pena. Alla gente piace pensare di essere irresistibile. Alla gente piace pensare di essere diversa, di essere migliore, di essere interessante. Purtroppo per loro sanno benissimo di essere così estremamente finiti, definiti, categorizzati, prigionieri delle loro carte vincenti, così tanto che quando si tratta di tirare fuori se stessi poi si ritirano, rinunciano, non sanno scoprirsi per paura che quello che c’è sotto non piaccia. E fanno bene. Perchè chi finge, chi si impegna per costruirsi, poi alla fine deve sempre fare i conti con qualcuno che vorrà conoscerli davvero per quello che sono. Ma certe persone, fanno sempre in modo di non arrivarci a quei punti, fanno sempre in modo di fermarsi prima, prima di doverlo farlo, di doversi spogliare. Tremano al pensiero del momento in cui dovranno farlo, del momento in cui gli altri vorranno altro, vorranno il vero. Ecco perchè si parla di collezioni. Collezioni di persone. Come medaglie al valore, da appendere alle proprie personali bacheche. Come in una competizione senza fine, utile solo a gonfiare il proprio spropositato ego. Contenti voi. Contenti tutti. Son due giorni che mi dico adesso vomito, adesso scrivo. E poi ho lascio perdere. Ma oggi no, oggi mi son ficcata due diti in gola e ho vomitato. E spero sinceramente che un pò vi sia finito sulle vostre belle scarpette, care personcine egocentriche e poverette de sto cazzo.