Monthly Archives: November 2014

Adius.

Premi play che dammi retta, ne vale la pena.

Il tuo viso esiste fresco, mentre una sera scende dolce sul porto.

Tu mi manchi molto. Ogni ora di più.

La tua assenza è un assedio, ma ti chiedo una tregua prima dell’attacco finale.

Perchè un cuore giace inerte, rossastro, sulla strada, e un gatto se lo mangia tra gente indifferente.

Ma non sono io, sono gli altri. E così…

Vuoi stare vicin(o)? No?!

Ma vaffanculo. Ma vaffanculo.

Son quarant’anni che ti voglio dire Ma vaffanculo. Ma vaffanculo, te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo.

Ma come!Ma sono secoli che ti amo. Cinquemila anni. E tu mi dici di no? Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? Va – ffan – culo. Te, gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo. Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba?

Perché io sono bell(a), sono bellissim(a), e dove vai?!

Ma vaffanculo. E non ridere. Non conosci l’educazione, eh? Portami una sedia, e vattene.

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Guardia alta e pugni chiusi.

Entro in sala determinata e più sorridente del solito, nonostante abbia assolutamente poca voglia ma soprattutto pochi motivi per farlo. L’arte del paradosso. Sistemo l’asciugamano, tolgo i due anelli che porto alle dita, gli unici due a cui tengo davvero e li sistemo nella tasca interna della mia borsa. Mi tiro su i capelli e indosso i guantoni.
“Prendete i sacconi e sistemateli al centro”, ci dice il coach.
Buffo, il mio saccone è più pesante delle altre volte, oppure sono io ad essere più debole.
Mi fermo un secondo e vedo il ragazzo nuovo che sposta il mio saccone, senza dire neanche una parola.
“Grazie” gli dico. Neanche una parola e sposta anche il suo, accanto al mio.
Destro Sinistro
Mi manchi
Destro Sinistro
Perché?
Gancio Montante Gancio
Come ci siamo arrivati qui?
Gancio Montante Gancio
Eppure doveva essere niente. Doveva essere una cosa semplice.
Destro Sinistro Calcio alto
Cosa sono io?
Sinistro Destro
Cosa stiamo facendo?
Sinistro Destro
Non voglio star male. Non vale. È un gioco che non mi piace.
Sinistro Destro Ginocchiata bassa
Vorrei colpirti forte e sentirmi libera di piangere un pò.
Guardia alta
Invece adesso, colpisco questo saccone, colpisco il saccone e invece adesso, colpisco me.
E invece, sei tu che colpisci me.

Troveremo un posto per fare l’amore in modo stupido.

Quindi me ne stavo in macchina e fuori pioveva, chiedendomi cosa avrei potuto fare con la pioggia. Non scendevo dalla mia macchina per finire di ascoltare la canzone del mio cd, Unchained melody, chiedendomi cosa mai potessi fare. Ero abituata a fare così,  ad aspettare la fine di una canzone prima di scendere, magari con una gamba già fuori dall’auto. Ero abituata anche a fare cose con la pioggia. Quindi me ne stavo in macchina, fuori pioveva, io ascoltavo una canzone di Elvis e pensavo. Ho pensato tante cose, tante cose che fino ad oggi mi ero costretta a non pensare. Ho pensato alle cose stupide che mi mancano. Perchè non so voi altri, ma io nella mia vita di cose frivole e di poca sostanza ne ho bisogno. E ci sono certe leggerezze,  una certa magrezza di pensiero ma obesitá di sentimenti e di flussi emozionali, che ho pensato,  dove sono finite? Certo non fa lo stesso effetto pensare per esempio ai soldi,  a quel corso che per quanto interessante sia non sarà comunque più utile per trovare il lavoro che voglio io, a quel corso per esempio della sera che boh, probabilmente non farai, perché non ci sono i soldi. Ma se penso a certe cose stupide, mi mancano proprio perché prendevano così spazio, che non ne rimaneva per certi macigni.

Di quando vivevi con me in una stanza, Non c’erano soldi ma tanta speranza.

Perchè in certi giorni con la pioggia vorrei fare quelle piccole cose stupide che facevamo. Stare sotto le lenzuola al buio. Provare tutte le etnie dei vari ristoranti con gli assaggini. Camminare su i muretti cercando di ballare il boogie. Indossare impermeabili di plastica e ballare dietro a un carro di cartapesta. Ubriacarsi con del vino bianco in una camera d’albergo a Roma, senza vedere la luce del sole per 3 giorni. Andare a fare la spesa della nostra fantasia e comprare solo due articoli per volta, inventandoci qualcosa. Guidare la macchina un pò e poi fermarsi per un caffè lungo due ore e 5 kilometri.

Cosa avrei dovuto fare allora. Avrei dovuto continuare a bere e poi affogare. Avrei dovuto continuare a bere e poi affogare.

Che poi torneranno le cose stupide. Torneranno le cose leggere e l’obesità del cuore. Vado in palestra perché fa bene, ma c’è mica un personal trainer per i sentimenti. Torneranno le cose frivole e peggiorerá anche il mondo. Quel mondo che sembra sorriderti con subdola cattiveria, guardandoti negli occhi come a dirti: “guarda. Solo tu non ci riesci.”

È così vero poi,l’obesità dell’esubero,  dell’inutile all’ essere, è una malattia che affligge l’umanità.  Ma io non mi piegherò e non mi metterò in ginocchio per fare un pompino alla Sostanza,  trascurando la leggerezza. Neanche se, comunque è vero, in questo Paese, ci sono “migliaia di case sfitte e neanche un posto per scopare con te“. Lo troveremo un posto. E faremo l’amore in modo stupido.