Monthly Archives: October 2014

Metti che ce la faccio e Togli che non ne sono sicura.

“Per forza ti fanno male i denti! Durante la notte serri come una forsennata. Hai due masseteri che nemmeno un pitbull!” Mi dice mia sorella, quando lamento con lei dolenzia a mandibola e denti. “Dovresti farlo per tutto, stringere i denti!” E poi sorride. E io le rispondo, oppure no, non mi ricordo, ma in ogni caso l’ho pensato: “Si, dovrei”.
Mettiamo che ce la faccio. Ecco, mettiamo qualcosa.
Metti me che piango a 6 anni davanti allo specchio per 3 giorni pensando all’operazione di mia sorella -Togli un medico che dice che sotto ai 12 anni nella stanza non si può entrare. Metti una coperta di pile a quadrettoni e l’abbraccio di mia zia prima di dormire-Togli la rampa di scale che era costretta a fare tutte le sere. Metti i sandali di mio padre al mare e la frutta caramellata di mia madre per merenda in spiaggia-Togli i pantaloni con il cavallo al ginocchio e la prima sigaretta. Metti una professoressa che chiede cosa vorremmo fare nella vita e una bambina che alza la mano rispondendo “La fisioterapista”-Togli la cassa integrazione e i tailleur da standista. Metti 36 pazienti schizofrenici e disabili e un lavoro incredibile-Togli la paura negli occhi il primo giorno, nei miei e nei loro. Metti un bacio in cortile in quinta liceo-Togli lo svenimento successivo alle macchinette del caffè. Metti un treno preso e Togli un treno perso. Metti la frase “io non cambierò” e Togli le mie insicurezze. Metti del sesso sul pavimento di un garage dismesso e tra gli scogli in mezzo al mare e Togli la mia ipocondria e le mie paure. Metti un tema sull’amicizia e Togli le litigate dopo un bicchiere di troppo. Metti il teatro e dei primi premi e Togli il tempo che non c’è e le cose che vanno perdute. Metti Arancia Meccanica sul divano un pomeriggio di tanti anni fa e Togli i video di musica pop. Metti un disco dei Led Zeppeling e Togli Baglioni.
Metti io che corro per guardarti negli occhi e Togli la suoneria del cellulare.

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Come scaricare qualcuno in modo assolutamente efficace.

Cuore_Rita Pavone

Il setting di partenza richiede la presenza di un ragazzo e di una ragazza e di un cellulare a testa.

Primo personaggio: Ragazzo di sesso maschile, di aspetto gradevole, con molti interessi, molte parole, un pò insistente e pressante e troppo preso per essere normale.

Secondo personaggio: Ragazza di sesso femminile, di aspetto più o meno gradevole, con molti interessi, molte o poche parole a seconda delle evenienze, decisamente per niente presa per essere simpatica.

Background: Tra i due personaggi c’era stata una cena, in una grande catena di ristoranti, famosa per la carne alla griglia. Il ragazzo aveva insistito per circa due settimane e la ragazza aveva sempre rifiutato, fedele al suo modo di vivere le cose e in particolare il rapporto con l’altro sesso: se non ti garba un poco da subito allora sarà una perdita di tempo. Però,  perplessa dall’insistenza del ragazzo e spronato dalle proprie amiche a “fare del suo meglio per non risultare la solita acida, menefreghista che si brucia un sacco di opportunità senza neanche provarci”, la ragazza decise di dare una buona volta, una risposta affermativa. Così cena fu.

Per l’ennesima volta le previsioni della ragazza si rivelarono veritiere: niente, non funzionava. Il tentativo che si era sforzata di fare, l’opportunità che aveva deciso di provare a cogliere a favore della campagna portata avanti delle sue amiche non aveva funzionato. Tra lei e quel ragazzo, per quanto la cena fosse stata buona, per quanto il ragazzo fosse intelligente e carino, non poteva succedere un bel niente.

Ed è in questi momenti che ci si rende conto di trovarsi di fronte a un’impresa da portare a termine.  Un’impresa che per una ragazza che è un po come un KinderBueno, croccante fuori e tenera dentro, è sempre stata difficile da affrontare. Ma proprio grazie a questi suoi difetti, è riuscita anche ad affinare tecniche infallibili provate e comprovate che adesso vuole divulgare e mettere a disposizione del sapere di tutti.

È quando capisci che la cosa non può finire bene, neanche a letto, che comincia il calvario dello “scaricamento”.

La Tecnica:

  • Quando il ragazzo nel bel mezzo di una conversazione si accinge a parlarti con la verve di uno che vuole farti dei velati complimenti, tu cambia discorso con eleganza. Per esempio se mentre parlate di vacanze al mare lui accenna al colore perfetto della tua carnagione nonostante sia inverno allora tu rispondi dicendo che anche il colore della carne di vitello che hai nel piatto è perfetta per la cottura che avevi richiesto al cameriere quindi mmmm che buona questa ciccia ho la bocca occupata da questa magica ciccia cotta alla perfezione, la tua è cotta alla perfezione?
  • Quando, finita la cena il ragazzo si offre di accompagnarti fuori quando dici di voler fumare una sigaretta, anche se lui non fuma, tu assicurati di far durare la sigaretta il meno possibile e quando ci riesci, cerca di sputargli il fumo in faccia mentre parla, dovresti sentirti come Marla in Fight Club. Avete presente Marla in Fight Club? Se non ce l’avete presente mi dispiace per voi alter.
  • Quando il ragazzo pagherà la vostra cena, rincorretelo con fare Argentiano,  dove con Argentiano intendo lo stile cinematografico del grande Dario Argento, per esempio in Profondo Rosso o in Io non ho sonno. Quindi, rincorretelo con gli occhi iniettati di sangue, minacciatelo di morte se si azzarda a non prendere i vostri soldi. Sappiate che non li prenderà,  ma almeno gli avrete fatto capire che non vi interessa che vi abbia pagato la cena, che questo non vi convincerà ad atti di carità successivamente. (Sembra un discorso strano ma vi assicuro che ho sentito dire con le mie orecchie da diverse ragazze frasi tipo: “eh vedrai, ci sono dovuta andare a letto..mi ha pagato la cena al ristorante!”……WTF? !?!?!)
  • Nel momento in cui il ragazzo comincia ad accarezzarti i capelli per spostarteli dal viso, tu fai in modo di essere fornita di elastici e mollette e LEGALI.
  • Quando il ragazzo proverà a baciarti e tu proprio Non je la fai, simula improvvisamente un dolore intercostale, alzati, comincia a respirare espandendo bene i polmoni, portati una mano al petto e fai un’espressione contrita. Poi guarda l’orologio e esclama preoccupata: “oh mio Dio, ma sono già le 11 e mezza, io a quest’ora di solito dormo già,  ho bisogno di almeno 10 ore di sonno per riuscire a coordinare i movimenti l’indomani mattina, grazie mille per la cena, ci sentiamo eh!” E poi corri come se non ci fosse un domani.

Ora. Se il ragazzo in questione ha il coraggio di richiedervi di uscire, dovrete ricorrere alle maniere forti. Nel dettaglio, quando e se vi richiederà di uscire, insistentemente, per svariati giorni di seguito, voi dovrete essere decise, concise,  brevi e chiare. Utilizzate anche qualche piccola bugia, inventate vi qualcosina, ma non troppo. Dovete fare in modo che il concetto gli si pianti bene in testa. Potrete decidere di rispondere all’ennesimo messaggio insistente con un messaggio breve o meno breve che spieghi in soldoni che :”NON MI PIACI E NON VOGLIO RIVEDERTI”.

Se infine, il ragazzo in questione, dopo questo genere di messaggio di risponde una cosa tipo:

“Ok, l’avevo intuito. Ma quand’è che potrò rivederti? Mi piacerebbe rivederti.”

Allora in questo caso credo che io debba rivedere un pò tutto, a partire dal punto uno. E che probabilmente io non posso esservi utile, ragazze che dovete scaricare qualcuno. O forse vuol dire che è inutile affinare tecniche infallibili per scaricare qualcuno,  se quel qualcuno non ci fa, ci È e basta.

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Quando nulla e quando troppo. Incontentabile. 

Di gatti, di uomini, di uomini che amano i gatti e di donne che dovrebbero amare gli uomini che amano i gatti.

Oggi andare dal parrucchiere è stato per me sia utile che dilettevole. Di solito è soltanto dilettevole. Ma per quanto possa sembrare strano per una donzella che cura anche solo moderatamente il proprio aspetto, per me andare dal parrucchiere di riduce a una seduta di un’oretta una volta ogni 6 mesi circa. Oggi, in effetti, serviva un’autista alla mia cuginetta minorenne, che invece dal parrucchiere ci va molto più spesso perché è molto più signorina di me. Da brava cugina che l’ha vista crescere, mi sono prestata e ho fatto la mia buona azione quotidiana. Per chi, come a me, capita di andare dal parrucchiere ma non a farsi i capelli, il dilettevole diventa leggere riviste destinate a donne con poca fantasia. Ma questo giorno, l’utile si è fatto strada mentre leggevo Donna Moderna, aspettando che la mia cuginetta finisse la sua messa in piega. Ho letto un articolo, e mi scuso perché non ricordo assolutamente l’autore, che riguardava gli uomini che amano i gatti. Praticamente l’amore per i gatti è quasi un credo, una religione, e io lo confermo da brava gattara. Diffidate da coloro che affermano di “amare tutti gli animali” perché adotteranno lo stesso metro di giudizio con le persone. Ci sono cose sulle quali dobbiamo prendere una posizione. Colazione salata o colazione dolce? Destra o sinistra? Matrimonio si o matrimonio no? Gatti o cani? Eh si, perché nell’articolo veniva sottolineato quanto chi dice di amare i cani non possa amare allo stesso modo i gatti, e viceversa. Diciamoci la verità, a noi gattari lo lo zelo con cui un cane accorre al richiamo del proprio padrone infastidisce un po. La ligia devozione con cui un cane riporta la palla o il bastone al proprio padrone ci pare noiosa. Le sue manifestazioni d’affetto così umide ci imbarazzano sempre un po. E, sempre secondo l’articolo in questione, studi scientifici e psicologici dimostrano che, rullo di tamburi, donne, un uomo che ama i gatti è un uomo da sposare. Pare infatti, e io sostengo questa tesi, che una donna che esce con un amante dei gatti non rischia mai di uscire con un emerito cretino, a differenza dei nostri amici cinofili. L’amante del cane ama controllare chi gli sta intorno e si aspetta dalla donna completa e religiosa devozione e rispetto delle regole. Cosa che non ci si può aspettare da un gatto, che mai potrà sottostare alle regole altrui e mai regalerà autistica è immotivata devozione. Il gatto è indipendente e non ha bisogno degli altri per sentirsi un gran pezzo di gnocco. Amiamo i gattari! Sposiamo i gattari! Per gli stessi motivi, secondo me, è difficile che un uomo ami una gattara. Siamo belle, indipendenti, fottutamente cazzute e mai, mai, mai ci piegheremmo alle regole di un uomo inneggiando alla sua maestosità e superiorità fisica e intellettuale in una devozione incondizionata che sa molto poco di concreto. In realtà non so quanto voglio credere a questo articolo su Donna Moderna perché, numero uno non conosco uomini che amino particolarmente i gatti, numero due se elimino dalla lista dei possibili bombabili i cinefili i possibili bombabili diminuirebbero drasticamente e numero tre, se ci mettiamo pure che sono una gattara allora sarebbe scientificamente provato che morirò zitella.

Faccio ancora fatica a prendere sonno, se non mi giro prima verso sinistra.

È passato diverso tempo ormai è sai, non sono cambiata. Ho ancora tutti i miei rituali prima di andare a dormire e la mia mania del controllo. Piego ancora l’asciugamano nello stesso modo e lo appoggio ancora, nello stesso punto. Metto ancora il rossetto quando me ne ricordo. Lo stesso che ti faceva tanto incazzare. L’umidità non la sopporto neanche adesso, amo ancora i luoghi asciutti. Mi piacciono ancora le stesse cose, lo yogurt con la nutella per esempio, le caramelle gommose e il cioccolato bianco. Sono ancora la stessa ragazza insicura, di un’insicurezza che da proprio fastidio. Faccio ancora fatica a prendere sonno se non mi giro prima verso sinistra. Sono ancora diffidente con le persone e asociale in mezzo a chi non conosco. Abbasso ancora la testa quando passo in mezzo alla gente e neanche adesso mi sognerei di uscire tranquilla con delle scarpe col tacco. Mi piace ancora viaggiare e cerco ancora di farlo quando posso, il più casualmente possibile. Quando apparecchio la tavola comincio ancora dai bicchieri. E finisco ancora col poggia pentola. Salo sempre troppo la pasta ma sono brava con gli altri sapori. Canto ancora sotto la doccia e anche in macchina e continuo a guardare più di una volta i film che mi piacciono tanto. Si, probabilmente sono anche la solita esagerata e permalosa. Una visionaria, mi pare di ricordare fosse questa la parola. E ancora mi piace parlare, fino al mattino. O meglio, discutere, quando devo. “Adesso non ti ascolterò più”, mi pare di ricordare. Ho il respiro affannato, quando sento quel dolore al petto, che mi sovrasta nei momenti in cui mi sembra di perdere qualcosa di importante. Sono ancora una persona ingestibile e poco docile. E sono ancora gelosa, probabilmente. Oppure no, non lo so. Non lo ero mai stata prima. Però sono stata capace di amare e ho perso, o hai perso tu, ma che importa adesso? So che ne sono capace ancora. Solo che vorrei tanto sapere dove tieni adesso i miei libri. Dove sono i libri che ho lasciato da te? E il mio profumo che fine ha fatto? Non sono domande metaforiche o allusive, vorrei proprio sapere il mio profumo che cazzo di fine ha fatto. Ma non te lo chiederò mai perché mi farebbero incazzare le risposte. Ti ho scritto un quaderno intero, ti ho regalato tante parole, te l’ho impacchettate pure e ti ho regalato tanto tempo. Il mio tempo, che non tornerà. Quindi non devono tornare neanche i libri, né il profumo, né il quaderno. Devono rimanere lì, dove li ho persi o dove li ho lasciati. Mi hai portato via tante cose ma più di tutto mi hai portato via la sicurezza che riponevo in quello che ero. Ma sono ancora la stessa, vedi? Quindi vorrei dirti Vaffanculo. È passato diverso tempo e nonostante tutto non ti ho mai detto Vaffanculo. Vaffanculo, sono ancora la stessa donna. Non te lo dirò mai davvero perché quella donna non lo farebbe mai. Troppe cose sono state strappate via, troppe per un Vaffanculo che le possa nascondere. Però vorrei dirtelo. Insieme a tante altre cose che di certo non ti piacerebbero. Perché sono ancora la stessa. E tu invece sei la fotografia sbiadita di qualcuno che non sei mai stato davvero e che sta cercando ancora di farmi male. E mi dispiace un po per te. Di solito, mi dispiacerebbe. Certe sere mi è dispiaciuto. Ma stasera no. E per te questo, è un Vaffanculo con i controcazzi.

Emergenza Ebola.

Mia mamma con tragicomica drammaticità mi guarda uscire di casa e mi intima: “Mi raccomando, quando devi consegnare i cataloghi degli abiti, stai bene attenta a non intercettare le mani dei clienti. Usa il catalogo come distanziatore naturale. C’è l’emergenza Ebola in Europa”.

Per un’ipocondriaca di livelli imbarazzanti come me questo non è tetro sarcasmo, è un’induzione al panico. Nonostante questo ho tranquillizzato mia madre e ho ragionato su questa cosa del catalogo tra me e il resto del mondo.

Non preoccuparti mamma, faccio così con tutto. Sto bene attenta a non avere un contatto diretto con nessuno, a non far intercettare davvero le mie mani tremanti, e con estrema professionalità e no chalance interpongo cataloghi sfavillanti e luccicanti, bellissimi e precisi, completi e dettagliati tra me e il resto del mondo.

Sono previdente? Sono timorosa? Sono paranoica? Sono furba? Sono esagerata?

Tanto il risultato è sempre lo stesso. C’è un dolore che mi lacera le vene e che non si spegne mai. E io posso solo trattenere il fiato.

Questa mia tremenda abitudine, di perdere qualcosa che non ho mai avuto.

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Some People get freak on me. Some People wanna see what i see. Some People put an Evil Eye on me.

Evil eye_Franz Ferdinand

“Da come parli, sembra che tu abbia già capito tutto di me. Sono davvero così scontata?”

Tu non mi guardi perché non stiamo parlando davvero, però mi rispondi.

“No, devi farmene scoprire di cose..altrimenti come faccio ad innamorarmi? Anche se, devo dire, che un’estimatrice dell’alcol mi farebbe innamorare a prescindere”

Eh no. Va bene tutto, mi piace bere, il più delle volte moderatamente, ma non sarei felice se il mio punto di forza fosse l’alcolismo moderato. Proprio non l’accetto. E poi stiamo parlando di alcol da un quarto d’ora, mi annoio.

“Non credo di riuscire a bere a sufficienza per sopportare tutto questo” dico io.

“Forse non sono all’altezza?” Insiste lui. Ancora. Ho voglia di ubriacarmi proprio ora.

Faccio finta di nulla, guardo nel vuoto e mi viene in mente la mia amica che mi ripete che non si fa. Che la gente poi pensa male. Non si fissa il vuoto quando siamo con altre persone, in particolare ragazzi. Me ne frego, guardo il vuoto e d’improvviso esclamo:”In questo momento sono una bellissima ballerina di Charleston”

“Come scusa?” È perplesso, so che sta per riporre le armi e arrendersi. Incalzo.

“Siamo sbronzi ed è tutto molto poetico. Mi sembra di essere in una Parigi anni trenta e io, in questo momento sono una ballerina di Charleston”.

Mi guarda in silenzio mentre sorrido, passano forse venti secondi.

“E io sono un pittore squattrinato.” Finalmente sorrido davvero e guardo questo ragazzo che non depone le armi e che anzi, si toglie la sua divisa e ne prende una uguale alla mia, schierandosi dalla mia parte.

Forse è soltanto il suo occhio del male. Perchè so che sta provando a portarmi a letto. Per certe cose ci si intende e basta e capita di rado che qualcuno ti faccia sussultare, o che ti faccia avvicinare la sedia o che ti spinga quanto basta per sentire una vertigine e quel senso di cadere che ti sveglia la notte, per poi tirarti su.

Io sto solo sorridendo di un ragazzo che cerca di assecondare le mie stranezze, che mi ha palesato trovare “estremamente intriganti”. Ma che indossa l’occhio del male e a me non mi freghi.

Rewind

17 Dicembre 2010. Il locale è affollato e le luci nella sala sono basse e soffuse e i miei occhi, appena entro, apprezzano. Siamo seduti su due sgabelli scomodi attaccati alla parete, con i nostri volti rivolti entrambi verso il muro. Io avevo la frangetta e tanti ideali e una maglietta a righe. Lui aveva una felpa nera e i jeans consumati. Stavamo bevendo due Long Island con la spontaneità e l’avidità dei giovani sfrontati senza niente da perdere. E i nostri occhi del male. Avevo rubato due bacchette da batteria, come facevo di solito, ci stavo scrivendo sopra i nostri nomi e la data. Una poi, sarebbe stata la tua. Erano circa le 3 di notte e ci rimanevano ancora almeno 5 ore prima di entrare in reparto e avevamo deciso di passarle per strada.

“Ti piace il barista?” mi chiede mentre scrivo.

“Perché? ” proprio non riuscivo a seguire.

“Non lo so, lo baccagli di continuo, sei sempre lì a chiedergli da bere” e mi guarda sorridendo.

“Stronzo” sorrido anche io.

Certe cose, proprio non cambiano mai.

“Allora ti piaccio io. Altrimenti perché sono qui?”

“No, Sei qui perché sono io che ti piaccio.” Gli rispondo io, col mio occhio del male. Quella sera sì, avevo messo su il migliore tra gli occhi del male.

Ma tu non ti scomponi, esci fuori senza dirmi niente. Ti guardo un pò da dentro ma poi non ce la faccio e ti seguo.

“Sai cosa sono io? Sono come un cane che rincorre una macchina. Quando la raggiungerà poi non saprà più che farsene.”

Bum. Avevi fatto centro e io mi sbagliavo. Quella sera ce l’avevi tu il migliore tra gli occhi del male. Io ero solo convinta di essere sufficientemente forte. Ma non lo ero. Non lo sono. Neanche adesso, neanche mai, neanche tra mille anni. Sono una ballerina di Charleston e una ragazzina con due bacchette da batteria in mano, che tenta di farsi largo in un mondo di Perché?  E tra tanti occhi, non mi riconosco in nessuno neanche quando penso di indossare gli occhi del male. Mi stupisco sempre dei miei limiti e di quanto io non riesca ad arrivare. Là dove arrivano tutti. Là dove pare tutto familiare. Io sarò girata verso il muro, oppure mi troverete a fissare il vuoto, o al bancone del bar a ordinare da bere.

Quindi fanculo. Io almeno so bene dove sarò, anche se dovessi esserci da sola.

Solo che, gli fui grata di esser riuscito a chiudere la nostra conversazione così. Con una battuta di Joker, del Batman di Nolan.

Ma a lui non l’ho detto mai, che conoscevo quella battuta. Certi segreti, li tengo per me.

Joker-2

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